Birra Fon: dal nuovo impianto ai progetti per il futuro

Serata all’insegna della degustazione all’Uva e Menta, locale di Trento dall’anima craft, che giovedì 25 gennaio ospita Birra Fon. Il birrificio è uno degli ultimi nati in provincia, ha sede a Fondo e proprio qui, in alta Val di Non, ha debuttato lo scorso maggio al Festival Cerevisia.

Approfittiamo di questo evento per fare due chiacchiere con Daniele Graziadei che insieme a Alessandro Pellegrini, Alberto Battisti, Giordano Bruganara e Marco Lorenzoni ha fondato Birra Fon nel 2017.

Solo passati solo pochi mesi da quando è cominciata la vostra avventura. Come è stato questo inizio per il vostro birrificio?
Impegnativo. C’è stato tanto da fare ma devo dire che ci siamo anche divertiti. Abbiamo seguito i lavori per il birrificio che aprirà a breve con un nostro impianto, però ci siamo proposti anche con le nostre birre durane la stagione estiva. Abbiamo la fortuna di essere in cinque, ben affiatati, e riusciamo a dividerci i vari impegni tra seguire la parte commerciale e amministrativa, la produzione e la partecipazione ad eventi.

Partito come beer firm appoggiandosi al Birrificio The Wall di Venegono Inferiore (VA), Birra Fon sta diventando un “vero” birrificio con un proprio impianto che in questi giorni partirà con le prime cotte. Che tipo di impianto avete scelto?
Adesso inizia la sfida. Dopo aver contattato varie azienda abbiamo scelto un impianto della Socis, scelto con il supporto di Birrificio Rurale e per feeling immediato che abbiamo avuto con questa azienda . Si tratta di un impianto da 5 ettolitri con una cantina da 40 ettolitri. Il birrificio si trova in un ex-macello di una macelleria che era già attrezzato come impianti e celle frigo, perfetto per le nostre esigenze. Una vera fortuna. Avremo anche una tap room per le degustazioni e che sarà pronta per metà marzo. Posso già dire che stiamo organizzando la festa di inaugurazione per sabato 24 marzo con un programma che per ora è “top secret”.

Abbiamo avuto modo di assaggiare le vostre birre in questi primi mesi del vostro lavoro e abbiamo notato che ci sono stati già degli “aggiustamenti”. Cosa è cambiato?
In effetti la Rio Saaz è diventata a tutti gli effetti una Kölsch perchè abbiamo cambiato il lievito che forse si adatta meglio ad una birra che ha un cuore tedesco per il tipo di luppoli che usiamo. Nella Grhop, in stile IPA,  invece abbiamo cambiato il fornitore di malto e abbiamo ridotto un pochino la presenza della segale. La nostra Milk stout Sweet Dreams invece è rimasta la stessa.

È iniziato il 2018 da poco e, ovviamente, non possiamo esimerci da chiedervi quali sono i vostri “buoni propositi” per quest’anno.
La prima parte dell’anno la dedicheremo a testare e affinare il feeling con il nostro impianto per avere delle birre costanti e soddisfacenti. Stiamo lavorando poi a due nuove birre, una di queste verrà lanciata a Cerevisia e sarà pensata per la stagione estiva. Abbiamo poi in cantiere una birra personalizzata per il Pub America di Fondo che ha già le nostre birre alla spina ma che ha chiesto un prodotto specifico per il proprio locale.
Infine abbiamo poi un progetto a lunga scadenza: non si tratta di un sogno ma una prospettiva che vorremmo raggiungere nei prossimi 2-3 anni. Ci piacerebbe trasformarci in agribirrificio producendo orzo e luppolo qui in Val di Non. Specialmente le nostre praterie, i praidei intono a Fondo, sarebbero ideali per dare spazio ad una agricoltura legata ai cerali, una scelta diversa rispetto alla frutticoltura intensiva che si trova nelle altre parti della valle.

 

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