Da Cerevisia alle birre trentine. Il pensiero di Renato Nesi

Mancano meno di due settimane a Cerevisia, il festival dedicato alle birre artigianali trentine. Dietro questo evento c’è la perfetta macchina organizzativa della Pro Loco di Fondo, che in questi anni ha consolidato la sua esperienza creando, un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati. Dal punto di vista “tecnico” Cerevisia viene egregiamente supportata da Renato Nesi* che cura sia il concorso birraio che gli interessanti laboratori di degustazione.

In questa breve intervista gli chiediamo le novità del Festival e le sue impressioni sul mondo della birra artigianale trentina.

Siamo alla 4° edizione del Festival. Come sarà quest’anno e quali sono le novità che ci attendono?
Rimane come punto di forza l’aspetto fieristico dove si possono assaggiare le birre trentine, a cui si unisce la parte laboratoriale “istituzionale” con la collaborazione della Strada dei formaggi e della Mela. Poi ci saranno alcuni laboratori, due al sabato e due alla domenica, dedicati ad approfondire alcuni nuove tendenze nel mondo brassicolo. Segnalo in particolare il laboratorio dedicato alle fermentazioni sperimentali, quelle strane, che escono dagli stili consolidati e che qui in Trentino trovano dei buoni interpreti. Poi, visto che siamo in una provincia a vocazione vinicola, ci sarà un approfondimento sulle IGA, le Italian Grape Ale, lo stile birraio che ha un legame con il mondo del vino.

Un parte molto attesa di Cerevisia è il concorso birraio di cui tu presiedi la giuria. Come è strutturato questo momento?
Quest’anno c’è stato il record con 93 birre iscritte, divise in nove categorie. Ci sarà il premio dedicato al miglio birrificio trentino, quello che conquisterà più premi, ma ci sarà un nuovo alloro per la miglior birra prodotta con materie prime trentine, un prodotto quindi autoctono e a chilometro zero. Questi due premi esprimono la mission di Cerevisia, che vuole valorizzare i prodotti di qualità del Trentino.

Conosci molto bene il mondo delle birre artigianali in Italia, ma hai anche un punto di vista privilegiato sulla realtà del Trentino. Come vedi i birrifici trentini rispetto alla realtà nazionale?
La grande novità è che alcuni birrifici trentini si sono distinti a livello nazionale e internazionale con premi veramente lusinghieri. Vedo una generale evoluzione positiva ma ci sono ancora margini di miglioramento che permetterebbero di far conoscere i prodotti trentini non solo in ambito locale.

Cosa manca ancora, secondo te, per affermarsi in maniera ampia?
Penso che i birrai trentini dovrebbero aprirsi di più all’esterno della provincia. Alcuni lo fanno altri invece fanno fatica e forse c’è un po’ un peccato di autoreferenzialità. Quindi il mio è un invito a partecipare a eventi, momenti di studio e di confronto con altri colleghi italiani. Un’altra cosa, che sicuramente aiuta a crescere, è avere dei volumi produttivi che consentano di far progredire l’azienda e di avere impianti adeguati.

* Renato Nesi è comunicatore, giornalista, consulente, degustatore di birra e grande appassionato di gastronomia, viaggi e musica folk. Autore di varie pubblicazioni a tema birrario ed enogastronomico, tra cui La via della birra Toscana e la rubrica di viaggi birrari su Fermento Birra Magazine. È docente nazionale per Unionbirrai e Giudice a Birra dell’Anno. Ha curato la sezione birra della Guida di Repubblica sulle eccellenze toscane e si impegna da anni nel promuovere la cultura della birra di qualità tra i consumatori italiani.

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