La parola ad Andrea Camaschella

Il corso Unionbirrai, che Trentino Birra ha promosso a Trento, ha avuto docenti provenienti da tutta Italia apprezzati per la loro capacità e competenza. Tra questi abbiamo avuto l’onore di ospitare Andrea Camaschella, una dei personaggi più noti del mondo delle birre artigianali italiane: giudice internazionale, scrittore per riviste di settore e di guide birraie e infaticabile viaggiatore per birrifici di tutta europa. La sua maniera di raccontare storie di birra attrae, coinvolge e affascina così tanto che anche un astemio sarebbe tentato di convertirsi alla birra artigianale. Abbiamo parlato con lui di birra ovviamente ma strizzando l’occhio al Trentino e alla sua cucina. Ecco cosa ci ha raccontato.

Quale consiglio daresti a chi si vuole avvicinare al mondo delle birre artigianali?
Entrarci senza pregiudizio e farsi guidare dal proprio gusto e istinto, godere dei sapori e degli aromi che prima non si trovavano in una birra normale. Penso sia un mondo che possa affascinare e, vista la quantità di sapori e profumi diversi che ci sono in una birra, sicuramente ognuno può trovare la “sua birra”.

Oltre i corsi che sicuramente hanno grande importanza per imparare a conoscere e gustare una birra in maniera consapevole, quali altri percorsi deve seguire un appassionato?
C’è da sottolineare che adesso in Italia ci sono più di mille birrifici e quindi è molto più facile entrare in contatto con un birrificio, un brewpub o locali specializzati. Però il mondo artigianale italiano esiste per la storia birraia di altri paesi. La cosa migliore sarebbe fare un viaggio nelle zone che hanno visto nascere gli stili della birra come Germania, Belgio e l’Inghilterra.

Ti chiediamo un consiglio per i birrifici trentini, molti di essi sono nati solo da qualche anno. Cosa devono fare per crescere (oltre che ovviamente brassare buone birre)?
In questo momento storico per la birra artigianale del nostro paese è importante fortificarsi sul proprio territorio. E poi è innegabile che un birrificio in espansione venderà le proprie birre non solo in ambito locale. Ma se si parte dalla propria zona trovando sinergie con i locali e i pub si fa crescere l’intero sistema delle birre artigianali coinvongendo sempre più appassionati di questo mondo. Potrebbe essere anche utile partecipare a qualche evento, scegliendo l’opportunità giusta per entrare in contatto con potenziali clienti come bar o ristoranti.

Alla fine della chiacchierata abbiamo chiesto ad Andrea di pensare a quali birre abbinare ad un menù tipico trentino. Ecco le sue scelte.

  • Antipasto – Tortel di patate con affettati misti: una bock o una birra belga tipo blonde ale.
  • Primo –  Canederli al burro: una pils boema che ha una nota di burro che potrebbe sposare bene il piatto o una bitter inglese.
  • Secondo – Polenta con selvaggina: una dopple-bock, birra strutturata con un certo grado alcoolico oppure una Fantôme Saison dell’omonimo birrificio belga.
  • Dolce – Strudel di mele: una birra dolce tipo una strong ale belga o addirittura una quadrupel.

 

 

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