Tra l’aquila e la lince arrivano le bacche di Goji

Etichetta Goji - 1.0 - TrasparenteArriva una novità di ferragosto nel birrificio di Marco Framba che produce la Birra Pejo. Domenica 14 agosto si potrà bere per la prima volta la birra Goji, aromatizzata con le bacche rosse di Goji. L’appuntamento è a Malga Frattasecca (via del Monte, strada per il lago Pian Palù) per una giornata di festa con musica dal vivo che inizia alle 16 fino a tarda sera. Le bacche di Goji sono uno degli alimenti più ricchi di nutrienti al mondo con innumerevoli proprietà benefiche per l’organismo. Questa birra ambrata è una light amber beer, al naso spiaccano note fruttate ed arbacee, in bocca è leggera con un amaro delicato che lascia affiorare il sapore del goji. Questo nuova produzione di Marco Framba, nasce dall’incontro con Alfredo Pontara, giovane coltivatore della Val di Pejo che ha iniziato a produrre bacche di Goji abbracciando l’agricoltura biologica.

Questa non è l’unica sinergia che nasce tra Marco Framba e le realtà economiche locali: c’è la collaborazione con il caseificio artigianale Maso Pegolotti grazie al quale si possono accostare in maniera armoniosa i formaggi con le birre di Pejo. Inoltre si sta sviluppando l’idea di un gelato alla birra utilizzando una “Aquila”: una Dark Stout di tipo belga, dal carattere importante con una schiuma cremosa di colore bruno e dai sentori di caffè, miele di castagno e amarena. Una birra adatta a piatti importanti di selvaggina, formaggi erborinati ma anche dolci al cioccolato.

20160725_160026La valle di Pejo è un piccolo paradiso naturale nel cuore del Parco Naturale dello Stelvio. Dai massicci dell’Ortles Cevedale nasce un’acqua purissima conosciuta per le sue proprietà termali e per essere imbottigliata dall’azienda che prende il nome proprio dalla valle. Da quest’acqua nasce anche la Birra Pejo di Marco Framba che nel marzo 2015 ha aperto a Cogolo, suo paese natale, un birrificio artigianale. Marco nasce come enologo alla Scuola agraria di San Michele all’Adige; dopo il diploma è stato un “giramondo del vino”, andando a lavorare come tecnico in Francia, Australia, Nuova Zelanda e Cile. Durante questi anni lontano da casa è maturato il desiderio di ritornare in paese e di aprire un birrificio in proprio. In passato, già durante la scuola, aveva manifestato l’interesse verso l’arte brassicola con varie prove casalinghe. Prima di dare il via alla sua attività fece qualche esperienza presso altri birrifici e cominciò la ricerca di un locale adatto che è stato trovato proprio a Cogolo davanti ad un’area molto frequentata che consente di avere una buona visibilità e suscitare l’interesse delle persone di passaggio. Gli spazi non sono sicuramente enormi ma tutto è stato predisposto al meglio e per ottimizzare la superficie disponibile. 

20160725_161650Può sembrare difficoltosa la scelta di un birrificio in luogo certamente incantevole ma anche periferico. In realtà è stata una scelta consapevole di Marco per riappropriarsi delle proprie origini, una maniera per reinventarsi e per riportare in auge la tradizione contadina alpina dell’orzo che in passato veniva utilizzato per pane, minestre, caffè ma anche per la produzione di birra casalinga. A livello locale le birre Pejo non hanno avuto subito vita facile ma adesso, dopo più di anno dalla prima cotta, si sono diffuse a macchia d’olio anche per il passa parola tra gli esercizi commerciali e i turisti. Il legame con il territorio è l’elemento decisivo che ha riportato Marco in Valle di Pejo. 

Marco Framba cura personalmente tutti gli aspetti di produzione, distribuzione e promozione della propria azienda artigianale: ovviamente si occupa delle fasi della birrificazione dalla scelta delle materie prime all’imbottigliamento, porta direttamente le birre nei vari locali per instaurare un rapporto diretto e personale con i clienti ed è presente alle varie manifestazioni a cui è invitato. Gli eventi sono importanti per farsi conoscere ma come sostiene Marco: “Bisogna selezionare bene dove andare perché in alcuni casi le manifestazioni sono improvvisate dando poco spazio ad una reale promozione della cultura della birra artigianale. C’è da dire che le manifestazioni organizzate in Trentino sono le migliori a cui ho partecipato come ad esempio la Bira te Fascia a cui sono stato recentemente [ne abbiamo parlato qui. N.d.A]”.

20160725_160237Accanto all’Aquila, ci sono altre due tipologia di birra. La prima è una “bionda” Golden ale denominata proprio Pejo, un omaggio alla valle ma soprattutto alla leggerezza dell’acqua che rende questa birra molto beverina e dissetante. Dopo averne bevuta una ti viene subito voglia di provarne un’altra. La seconda si chiama Lynx, nome latino della lince, un animale che è sempre piaciuto a Marco e che una volta era presente anche sulle montagne che circondano Cogolo. La Lynx segue lo stile di una American Pale Ale, dal colore ambrato e dalla schiuma bianca fine e persistente. Grazie all’uso sapiente dei luppoli si sentono i profumi erbacei e floreali e in bocca è corposa con un amaro ben bilanciato e piacevole.

Certamente tra qualche anno si potrà fare un bilancio più veritiero della Birra Pejo ma in questo anno e mezzo le soddisfazioni per Marco non sono mancate con una produzione che attualmente si attesta sui 4000 litri al mese con un trend in crescita. 

 

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