Le IGA alla trentina

Trentino, l’unica regione che fa rima con vino”, così recitava un vecchio slogan della promozione turistica provinciale. Sicuramente è ancora cosi ma un piccolo spazio se lo sta ritagliando anche la birra trentina. Tra queste due realtà esiste un “ponte” che a livello internazionale si chiama Italian Grape Ale (IGA). Questo tipo di birra è stato codificato l’anno scorso dal Beer Judge Certification Program  (BJCP), organizzazione no profit statunitense, che è riconosciuta a livello mondiale come riferimento per la catalogazione degli stili birrai. Le IGA sono l’incontro tra il vino e la birra, a cui viene aggiunto, dopo la cotta, il mosto di vino in una percentuale variabile, che di solito non eccede il 30%, per poi fermentare insieme.  Anche da noi alcuni birrifici producono delle IGA, collaborando con cantine trentine oppure utilizzando la produzione vitivinicola della propria azienda agricola.

Chi fa tutto in casa è Nero Brigante, il birrificio di Rudi Zeni che proviene da una famiglia di “teroldegheri” della Rotaliana. Tutti i mosti utilizzati per la sua IGA sono prodotti dall’omonima azienda agricola. Quest’anno verranno sperimentate tre produzioni differenti: una lagher delicata si sposerà con un mosto di Pinot bianco per far risaltare i sentori di albicocca di questo vino; poi in un’altra birra ad alta fermentazione, che avrà più carattere, si userà del Traminer aromatico per esaltarne i sapori fruttati e speziati. Il terzetto si chiude con una stout dalla gradazione impegnativa sui 9°-10° che utilizzerà mosto di teroldego. Una sfida sicuramente impegnativa per Nero Brigante per riuscire a bilanciare le note del malto torrefatto con l’acidità del mosto di Teroldego.

mit-liebe-maso-alto-trentino-birraAltro birrificio autarchico è Maso Alto che ha a disposizione diverse tipologie di vino bianco da poter usare come ingrediente. Quest’anno il birrificio di Pressano ripropone la IGA con mosto di Traminer che si aggiunge ad una base di pale ale. Si tratta di una golden ale di malto pils con una piccola percentuale di frumento insieme ad un mosto di Sauvignon, sempre coltivato da Maso Alto. Entrambe queste birre di chiameranno Mit Liebe con però una caratterizzazione diversa del’etichetta.

aurum-trentino-birraAnche Argenteum usa le sue uve per produrre l’Aurum, una birra che usa il mosto Traminer che già veniva brassata la scorsa vendemmia. Da quest’anno è iniziata una collaborazione con Maso Martis,  azienda agricola biologica sulla collina di Trento, per usare il mosto di Solaris, un vitigno resistente con bouquet prevalentemente fruttato caratterizzato da pesca, albicocca, melone, ananas e nocciola.

Quasi pronta la Wild Side, il lato selvaggio del Birrificio Rethia. Si tratta di una IGA prodotta con il 30% di mosto di Sauvignon dell’azienda agricola Pravis di Lasino, giusto per rimanere sempre in Valle dei Laghi (ah…l’importanza delle territorialità dei prodotti). La base birra invece è quella di una pale Ale con una buona luppolatura neozelandese. Il risultato finale sarà una birra piacevolmente aromatica il cui grado alcolico tra il 6-7% viene notevolmente “snellito” dalla acidità del mosto d’uva.

asso-di-coppe-trentino-birraAnche in casa Bionoc‘ si iniziano a produrre le IGA. In realtà ci pensa “Asso di coppe”, uno spin off del birrificio dedicato alle maturazioni in barrique e alle fermentazioni spontanee. La prima birra nasce dalla collaborazione con Pojer e Sandri, un’azienda sempre all’avanguardia nel mondo vitivinicolo trentino. Si sono incontrati un 20% di mosto di Solaris proveniente da Grumes a 800 m sul livello del mare e un  restante 80% mosto di Staion, la season del birrificio del Primiero, il tutto fermentato con un innesto di lieviti enologici e il restante contributo dato dai lieviti selvaggi e batteri in botte.  Questa birra riposa e fermenta direttamente  in barrique. Anche una maturazione in barrique è prevista per la seconda IGA che usa il 30% di mosto composto da Garganega e Trebbiano della cantina Stone Breaker che si trova sui Colli Berici vicino a Padova. La birra utilizzata è la Napa, l’american pale Ale di Bionoc’.

gt-barbarrique-trentino-birraParlando sempre di spin off a Rovereto ha trovato casa Barbarrique, la costola più ribelle di Birrificio Italiano, situata al crocevia tra birra e vino. La collaborazione con la perizia degli enologi Matteo Marzari della cantina de Tarczal e Andrea Moser della cooperativa vinicola Kellerei Kaltern-Caldaro ha portato a due IGA di stampo “barbaro”. Dalle colline della Vallagarina provengono le uve di marzemino che vengono pigiate e (non sempre) diraspate e danno origine alla Marzarimen. Questa birra fermenta in maniera spontanea e viene affinata in tonneau di rovere francese provenienti da cantine del Trentino Alto Adige. La Marzarimen è anche nella versione “verde” perché è ottenuta fermentando il mosto con marzemino raccotlo precocemente. La birra con Marzemino era già disponibile l’anno scorso ma è stata polverizzata in poco tempo, tant’è che quest’anno la produzione verrà aumentata. La GT invece è una birra da 7.8° e prende il suo nome dal Gewürztraminer del lago di Caldaro, fermenta in acciaio con un incoculo di lieviti di birra:  un prodotto delicato ma anche ricco di profumi.

Last but not least, come direbbero in Inghilterra la IGA di Mastro Rebuf. Il birrificio di Nave San Rocco si lancia nel mondo delle grape Ale con il mosto dello Chardonnay biologico dell’azienda Cesconi di Pressano. A questo si associa una base pils delicata per lasciare spazio alle note del vino e a quello dei luppoli che hanno sentori di frutta tropicale.

Alcune produzioni sono quasi pronte, altre hanno bisogno di più tempo; certo è che tutta questo “fermento” è un altro segnale della vivacità del mondo brassicolo trentino l’unica regione che adesso fa rima con birra e vino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 + 20 =