Lorenzo Dabove “Kuaska”: intervista al profeta della birra artigianale italiana

Lorenzo Dabove in arte “Kuaska” è il padre spirituale del mondo della birra artigianale italiana che ha visto nascere, crescere e affermarsi a livello internazionale. Degustatore di professione, giudice internazionale, scrittore e artista,  Lorenzo è stato determinante per diffondere la cultura della “birre” (come dice lui la birra non esiste, esistono solo le birre per la loro infinita e variegata possibilità di stili, sapori e profumi). Fino a qualche anno fa non era mai stato in Trentino nel suo perpetuo girovagare birraio, mentre ora è presente sul nostro territorio con regolarità a degustazioni, manifestazioni e festival.

Questa volta lo abbiamo incontrato a Trento all’Uva e Menta, locale specializzato in birra artigianale, che ha organizzato una degustazione con sei birre accompagnate da alcuni piatti cucinati appositamente. Tutte le referenze facevano parte della scuderia di birrifici artigianali di Cuzziol, distributore nazionale tra cui anche Bionoc’ del Primiero.

Con la sua solita disponibilità, condita da un sorriso affabile e grande spontaneità, Lorenzo Dabove ci ha concesso questa intervista.

La birra artigianale italiana è al suo 23° compleanno. A che punto siamo?
Dal punto di vista dei numeri ho visto una crescita costante in questi anni ma stiamo arrivando al plateu: nel prossimo periodo non credo che avremo un aumento notevole dei birrifici. Tra l’altro il consumo medio di birra in Italia non è aumentato. Siamo stati però i primi a cogliere la “craft revolution” americana e a livello internazionale c’è un generale riconoscimento della qualità delle nostre birre.

I birrai italiani sono considerati molto estrosi per la creatività e per l’uso di materie prime inusuali. La sperimentazione è fine a se stessa o è una reale spinta in avanti per i birrifici?
La sperimentazione fa parte del DNA dei birrifici italiani ma per alcuni è l’occasione per seguire delle spinte modaiole che hanno il solo obiettivo di far parlare di sè e possibilmente di far cassa. Nonostante ciò con “le birre strane” siamo molto bravi.

Abbiamo fatto il punto sul presente, ma quale sarà il futuro della birra artigianale italiana?
Io penso che il futuro sarà roseo solo a due condizioni. La prima è essere imprenditori: è fondamentale che il bilancio economico sia a posto e ci sia una progettualità di lungo periodo. Poi avere una costanza produttiva in modo che, come succede nel mondo industriale, le birre abbiano un marchio di fabbrica cioè siano ben riconoscibili e riconducibili ad uno specifico birrificio.

Ormai in Trentino sei di casa. Cosa ne pensi del nostro mondo brassicolo?
Mi colpisce perché cavalca certamente la craft revolution ma i birrai non sono dei “copia-incollatori” e hanno un legame con il territorio importante. Non c’è un “famolo strano” estremo. In questa provincia così legata al vino ha senso che i birrifici si distinguano per la produzione delle IGA.

Quali sono le esperienze birraie che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita?
Per me uno dovrebbe scegliersi almeno un “tempio” da visitare. Mi spiego meglio: ci sono dei luoghi mitici che andrebbero visitati, dove la birra ha fatto la storia. Mi viene in mente la Franconia rurale, non solo Bamberga oppure qualche giro in Vallonia alla caccia di Saison, per me sarebbe imperdibile una visita alla Brasserie a Vapour di Pipaix. Poi non posso dimenticare ovviamente il Pajottenland, non sono per il mondo delle birre acide ma per scoprire quelle atmosfere magiche che si possono ritrovare solo in quei caffè che ancora oggi offrono il Lambic alla gente comune.

Se dovessimo aprire il frigo di casa tua, quale birra troveremmo sempre?
La mia birra è la Iris, una produzione speciale di Cantillon, la mia famiglia belga. Non è un Lambic ma una birra di solo malto “pale”, senza nemmeno un grammo di frumento, con l’aggiunta di 50% di luppolo fresco e di 50% di luppolo vecchio di tre anni (suranné). Da provare assolutamente.

Ultima domanda. Non sei mai stanco di questa vita così sempre legata al mondo della birra?
Non sono afflitto dalla routine ma ho il rammarico che questa “bomba” della birra artigianale mi abbia costretto a non poter seguire la mia passione per l’arte e la scrittura. Però l’affetto delle persone, soprattutto quello dei neofiti, mi spinge a continuare con il sorriso sulle labbra.

E noi non ci faremo scappare i preziosi consigli del profeta della birra artigianale italiana. Grazie Kuaska.

 

 

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